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Ferruccio Parri

Ferruccio Parri (Pinerolo, 19 gennaio 1890 – Roma, 8 dicembre 1981) fu un politico, giornalista e comandante partigiano italiano. Figura simbolo della Resistenza, guidò il primo governo dell’Italia liberata nel 1945, incarnando l’idea di una democrazia fondata sui valori antifascisti e civili.

Fatti chiave

  • Nascita: 19 gennaio 1890, Pinerolo (TO)
  • Morte: 8 dicembre 1981, Roma
  • Nome di battaglia: “Maurizio”
  • Ruolo politico: Presidente del Consiglio (giugno–dicembre 1945)
  • Decorazioni: Medaglia di bronzo al valor militare USA (Bronze Star Medal)

Formazione e carriera precoce

Laureato in lettere all’Università di Torino, Parri insegnò nei licei e collaborò al Corriere della Sera. Decorato nella Prima guerra mondiale, maturò un impegno civile ispirato al mazzinianesimo e alla riforma etica della politica. Negli anni Venti si oppose apertamente al fascismo, contribuendo con Carlo Rosselli e Sandro Pertini alla fuga di Filippo Turati, gesto che gli costò il carcere e il confino.

Antifascismo e Resistenza

Durante il ventennio rimase in contatto con i movimenti clandestini di Giustizia e Libertà. Dopo l’8 settembre 1943 divenne vicecomandante del Corpo Volontari della Libertà e figura di vertice del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Arrestato nel 1945 dalla Gestapo, fu liberato poco prima della fine della guerra. La sua direzione sobria e unitaria nella lotta partigiana gli valse ampio rispetto internazionale.

Governo e attività politica

Nel giugno 1945 guidò il cosiddetto “governo della Resistenza”, primo esecutivo postbellico di unità nazionale. Le divergenze tra i partiti ne provocarono la caduta dopo pochi mesi, ma Parri restò protagonista della ricostruzione democratica: cofondò il Partito d’Azione, poi il Movimento di Unità Popolare, e fu senatore a vita dal 1963.

Eredità

Considerato “la coscienza della democrazia italiana”, promosse la Federazione Italiana Associazioni Partigiane (FIAP) e l’Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia. Rispettato da tutte le correnti antifasciste, mantenne fino alla morte un impegno costante nella difesa dei valori costituzionali e della memoria resistenziale.