Rosario Angelo Livatino fu un magistrato italiano, ucciso dalla mafia agrigentina per il suo impegno nella lotta alla criminalità organizzata. È riconosciuto dalla Chiesa cattolica come beato e “martire della giustizia e della fede”, esempio di integrità professionale e spirituale per magistrati e cittadini.
- Nascita: 3 ottobre 1952, Canicattì (Agrigento)
- Morte: 21 settembre 1990, sulla SS640 Caltanissetta–Agrigento
- Ruolo: Giudice del Tribunale di Agrigento
- Beatificazione: 9 maggio 2021, Cattedrale di Agrigento
- Onorificenze: “Martire in odium fidei”, primo magistrato beato
Carriera e impegno civile
Dopo la laurea in giurisprudenza all’Università di Palermo, Livatino entrò in magistratura nel 1978. Operò come sostituto procuratore e poi come giudice ad Agrigento, distinguendosi per rigore morale e indipendenza. Negli anni Ottanta fu tra i primi magistrati a indagare la Stidda, organizzazione mafiosa autonoma da Cosa Nostra, e introdusse l’applicazione innovativa della confisca dei beni mafiosi(GenerAzione Legale).
Martirio e beatificazione
Il 21 settembre 1990 fu assassinato da quattro sicari della Stidda mentre si recava al lavoro senza scorta. Le sue ultime parole, «Picciò, che vi ho fatto?», restano simbolo di perdono e dignità. Il suo sacrificio venne riconosciuto come “martirio in odio alla fede” da Papa Francesco, che ne autorizzò la beatificazione nel 2021, definendolo “testimone di coerenza evangelica nel servizio alla giustizia”(Agensir).
Fede e visione etica della giustizia
Profondamente cattolico, Livatino concepiva la magistratura come vocazione: «Il rendere giustizia è preghiera». Nei suoi scritti e conferenze — tra cui Fede e diritto (1986) — sosteneva che il giudice dovesse unire rigore giuridico e compassione umana, evitando protagonismi e ideologie(Tempi). Firmava le sue agende con la sigla S.T.D. (“Sub tutela Dei”), segno della sua costante affidabilità a Dio.
Eredità e memoria
La figura di Livatino ha ispirato film, documentari e istituzioni, come il Centro Studi Rosario Livatino, fondato nel 2015 per promuovere un’etica giuridica fondata su vita, famiglia e libertà religiosa(Centro Studi Rosario Livatino). Il suo nome è associato a scuole, parchi e premi dedicati alla legalità in Italia. Ogni 21 settembre, in Canicattì e in molte città, si celebra la sua memoria come esempio di fede, coraggio e servizio allo Stato(Arcidiocesi di Agrigento).

