Peppino non nasce simbolo.
Nasce ragazzo.
Nasce in una terra complessa, dentro una realtà in cui la mafia è vicina,
presente, quasi percepita come parte della normalità.
A un certo punto, però, sceglie di guardare con maggiore attenzione.
Sceglie di comprendere. Sceglie di non restare in silenzio.
Quando smettiamo di considerare normale ciò che non lo è?
Peppino Impastato era un ragazzo come tanti, nato in Sicilia, in una terra bellissima e complessa, dove la presenza della mafia non era qualcosa di lontano, ma una realtà vicina, quotidiana, spesso percepita come normale.
Ci sono però persone che, a un certo punto, iniziano a osser-vare meglio.
Iniziano a farsi domande.
Iniziano a non accettare più il silenzio, la paura, l’abitudine.
La storia di Peppino comincia proprio qui: non dalla fine, non dalla violenza che lo colpirà, ma dalla scelta di non vol-tarsi dall’altra parte.
Prima ancora di diventare un simbolo, Peppino è stato un giovane che ha deciso di capire e di prendere posizione.
E ogni storia di impegno, in fondo, comincia così: quando qualcuno smette di dire “è normale” e inizia a chiedersi “è giusto?”.

