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Federico Del Prete

Frattamaggiore (Na) 14/09/1957 – Casal di Principe (Ce) 18/02/2002

Il sindacato come ribellione al racket

La figura di Federico Del Prete, nato il 14 settembre a Frattamaggiore in provincia di Napoli, occupa un posto di grande rilievo nella memoria civile del Mezzogiorno e dell’intero Paese, perché rappresenta in modo limpido il valore della dignità del lavoro, della responsabilità sindacale e del coraggio di chi sceglie di opporsi alla criminalità organizzata partendo dalla vita quotidiana. La sua vicenda dimostra che la lotta alla camorra non riguarda soltanto i grandi scenari istituzionali o giudiziari, ma si gioca anche nei mercati, nelle strade, nei luoghi del commercio e del lavoro, là dove il potere criminale cerca di trasformare la fatica delle persone in occasione di sfruttamento e di controllo. Federico Del Prete conosceva quel mondo dall’interno. Era stato egli stesso venditore ambulante e proprio da questa esperienza aveva maturato una consapevolezza concreta delle vessazioni, delle paure e dei ricatti che gravavano sui piccoli commercianti. In questo sta uno degli aspetti più significativi della sua figura: la sua ribellione non nacque da una posizione distante o teorica, ma dalla conoscenza diretta delle umiliazioni e delle ingiustizie subite da tanti lavoratori. Quando fondò il Sindacato Nazionale Autonomo Ambulanti, lo SNAA, trasformò un’esperienza personale in un impegno collettivo, scegliendo di dare voce a chi spesso non ne aveva, di organizzare la protesta, di difendere i più deboli contro il racket e contro le forme diffuse di illegalità che pesavano sul commercio ambulante.

La legalità dal basso e il sacrificio

La sua azione sindacale ebbe quindi un significato che andava ben oltre la rivendicazione di categoria. Del Prete comprese che la camorra non opprime soltanto con la violenza esplicita, ma anche attraverso meccanismi di controllo economico, di intimidazione e di assuefazione quotidiana. Opporsi al pizzo nei mercati, denunciare le imposizioni illegali, collaborare con la magistratura significava restituire libertà a un intero settore di lavoratori e affermare che il lavoro non può essere ostaggio del potere criminale. In questo senso, la sua figura rappresenta una delle espressioni più alte di una legalità vissuta dal basso, costruita nella concretezza delle relazioni sociali e delle condizioni di vita. Ciò che rende la sua testimonianza ancora più intensa è il fatto che Federico Del Prete non si limitò alla denuncia generica, ma scelse di esporsi in prima persona, di collaborare con la giustizia, di assumere fino in fondo il rischio della verità. Questa disponibilità a testimoniare, fino alla vigilia della sua deposizione, conferisce alla sua vicenda un valore morale altissimo. La sua morte, avvenuta il 18 febbraio 2002 a Casal di Principe, non fu soltanto l’omicidio di un sindacalista scomodo, ma un attacco diretto all’idea stessa che il lavoro potesse organizzarsi in modo libero, autonomo e non piegato al ricatto camorristico.

Dignità del lavoro e memoria collettiva

Nel ricordare Federico Del Prete emerge con forza un altro elemento essenziale: il legame tra legalità e diritti sociali. La sua storia ci insegna che non esiste vera giustizia se il lavoro resta sotto minaccia, se chi produce e commercia è costretto a pagare per poter sopravvivere, se la dignità economica delle persone è continuamente violata. La sua battaglia, dunque, non fu soltanto antimafia, ma anche profondamente civile e democratica: una battaglia per il rispetto dei lavoratori, per la libertà di impresa, per la costruzione di uno spazio pubblico sottratto all’arbitrio criminale. La memoria di Del Prete continua a vivere nelle iniziative che portano il suo nome, nei premi dedicati alla legalità, nel lavoro del figlio e delle associazioni che ne custodiscono l’eredità. Ma soprattutto continua a vivere nel significato esemplare della sua scelta: quella di restare a testa alta, di non accettare come normale ciò che umilia il lavoro e la persona, di affermare che la dignità non può essere negoziata. All’interno di un Museo Civile e Sociale, Federico Del Prete viene ricordato come simbolo di una resistenza sociale e sindacale alla camorra, capace di mostrare come il bene comune si difenda anche nei luoghi più ordinari della vita collettiva. Ricordare Federico Del Prete significa dunque restituire dignità a una storia di coraggio quotidiano, riconoscere il valore di chi ha trasformato la propria esperienza di sofferenza in impegno collettivo e comprendere che la lotta alla criminalità organizzata passa anche attraverso la difesa del lavoro, dei diritti e della voce di chi rifiuta il silenzio.