La figura di Dino Frisullo, nato a Foggia il 5 giugno 1952, appartiene a quella rara schiera di donne e uomini che hanno scelto di vivere la propria esistenza dalla parte degli ultimi, degli esclusi e dei popoli senza voce. In un tempo in cui spesso la solidarietà si limita alle parole e l’indignazione dura lo spazio di una notizia, Dino Frisullo fece una scelta diversa: trasformò la propria vita in un impegno quotidiano per la libertà, la giustizia e il diritto dei popoli all’autodeterminazione.
La sua storia è profondamente intrecciata a quella del popolo curdo, uno dei popoli più numerosi al mondo privi di uno Stato riconosciuto. Per decenni i curdi hanno conosciuto persecuzioni, repressioni, negazione della propria identità culturale e linguistica, deportazioni e violenze esercitate da diversi Stati della regione mediorientale. In questa lunga storia di sofferenza e resistenza, Dino Frisullo scelse di non essere un semplice osservatore. Scelse di stare accanto a quel popolo, di ascoltarne il dolore, di raccontarne le ragioni, di denunciarne le persecuzioni quando gran parte dell’opinione pubblica internazionale preferiva ignorarle.
La sua vicinanza ai curdi non nacque da una logica ideologica o da un interesse politico contingente. Nacque da un principio semplice e universale: nessun popolo dovrebbe essere privato della propria dignità, della propria cultura e del diritto di decidere il proprio futuro. Per questo Dino Frisullo vide nella questione curda una battaglia che riguardava l’intera umanità. Difendere i diritti dei curdi significava difendere il principio stesso della libertà e della giustizia.
Il suo impegno lo portò spesso nei luoghi del conflitto, della sofferenza e della repressione. Non cercò mai la comodità della distanza. Scelse invece la strada più difficile: quella della testimonianza diretta. Visse la solidarietà non come un sentimento astratto, ma come una presenza concreta accanto a chi subiva l’ingiustizia. Per questo il suo nome è ricordato con rispetto e gratitudine da tante donne e uomini che hanno trovato in lui un compagno di strada, un difensore dei diritti umani, una voce libera.
Ma ridurre Dino Frisullo al solo sostegno della causa curda sarebbe limitativo. La sua battaglia riguardava tutti i popoli oppressi e tutte le persone private dei propri diritti. Egli comprese che la libertà è indivisibile: quando viene negata a qualcuno, è minacciata per tutti. Per questo si oppose a ogni forma di autoritarismo, di fascismo, di razzismo e di sopraffazione. La sua era una concezione profondamente universale dei diritti umani, fondata sull’idea che ogni essere umano possieda una dignità che nessun potere può cancellare.
In un mondo che continua a conoscere guerre, persecuzioni e dittature, la sua testimonianza appare straordinariamente attuale. Le immagini dei conflitti che attraversano il Medio Oriente, le repressioni contro minoranze e oppositori, le migrazioni forzate e le violazioni dei diritti fondamentali ci ricordano quanto sia ancora necessario il coraggio di persone come Dino Frisullo. Egli ci insegna che la neutralità di fronte all’ingiustizia non è mai una posizione innocente. Quando i diritti vengono negati, il silenzio rischia di diventare complicità.
Il valore più profondo della sua eredità risiede forse proprio nella capacità di costruire ponti tra popoli diversi. Dino Frisullo dimostrò che la solidarietà non conosce confini nazionali, religiosi o culturali. Ci insegnò che è possibile sentirsi responsabili anche del destino di persone lontane geograficamente ma vicine nella comune appartenenza all’umanità. In questo senso, il suo impegno rappresenta una forma alta di cittadinanza globale e di fraternità universale.
Oggi il suo esempio parla soprattutto alle nuove generazioni. In una società che rischia di chiudersi nell’individualismo e nell’indifferenza, la sua vita ricorda che la libertà non è un bene da consumare, ma una responsabilità da difendere. Ci invita a non voltare lo sguardo davanti alle sofferenze degli altri, a non accettare come inevitabili le ingiustizie, a credere che anche una sola persona possa fare la differenza quando sceglie di stare dalla parte della dignità umana.
Dino Frisullo non ha lasciato grandi ricchezze materiali, né ha occupato posizioni di potere. Ha lasciato qualcosa di molto più importante: l’esempio di una vita coerente, spesa accanto agli oppressi e ai dimenticati. Per questo la sua memoria continua a vivere. Perché ogni volta che qualcuno sceglie la solidarietà invece dell’indifferenza, la giustizia invece della convenienza, la libertà invece della paura, il suo insegnamento torna a camminare tra noi.
La sua storia ci consegna una lezione semplice e potente: la libertà di un popolo riguarda la libertà di tutti. E finché esisteranno uomini e donne disposti a difendere i diritti degli altri come se fossero i propri, il sogno di un mondo più giusto e più umano continuerà a essere possibile.
Dino si è spento a Perugia il 5 giugno 2003.

