- Fondazione: 1929 a Parigi
- Fondatori principali: Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Gaetano Salvemini
- Orientamento: Socialismo liberale e democrazia repubblicana
- Organo di stampa: Giustizia e Libertà (periodico)
- Evoluzione: Confluenza nel Partito d’Azione (1942)
Giustizia e Libertà
Fu un movimento politico e culturale antifascista italiano, attivo tra il 1929 e il 1945. Fondato da intellettuali e militanti liberali e socialisti in esilio, rappresentò una delle principali organizzazioni di opposizione al regime di Benito Mussolini e un nucleo ideologico per la futura Partito d’Azione.
Origini e ideologia
Giustizia e Libertà nacque tra gli esuli italiani a Parigi, come risposta alla repressione fascista. Il movimento coniugava principi liberali, socialisti e democratici, opponendosi sia al totalitarismo fascista sia al marxismo dogmatico. Il suo fondamento teorico era il “socialismo liberale” elaborato da Carlo Rosselli, che mirava a una società giusta e libera fondata sull’uguaglianza dei diritti.
Attività e organizzazione
Il movimento operò attraverso la propaganda clandestina, la diffusione di stampa antifascista e azioni di sabotaggio, come l’attentato al traforo del Moncenisio nel 1931. La rete di Giustizia e Libertà si estese in Italia e all’estero, con cellule attive tra intellettuali, studenti e lavoratori. L’organizzazione adottava una struttura semi-militare e segreta per resistere alla repressione fascista.
Ruolo nella Resistenza
Dopo l’assassinio dei fratelli Carlo e Nello Rosselli nel 1937, Giustizia e Libertà si riorganizzò in Italia durante la Seconda guerra mondiale. I suoi militanti furono tra i protagonisti della Resistenza e contribuirono alla fondazione del Partito d’Azione nel 1942, portando avanti l’eredità politica del movimento e il progetto di una democrazia laica e progressista per l’Italia repubblicana.

